Mi chiamo Tom e una volta ero una rockstar, sapete?
No, cristo buono, non guardatemi così... come se avessi la lebbra o il naso storto o i denti messi male in bocca. Ero una rockstar ma adesso attraverso un periodaccio di quelli pesanti, quello che chiamano... uhm... pausa di riflessione. Si, riflessione, ecco, giusto.
Non giudicatemi dalla coperta stracciata, da questa catapecchia in subaffitto o dalla bottiglia puzzolente e semivuota di tequila che mi sfugge dalla mano.
Una volta ero il re e ci pisciavo sopra tutto il resto. Vacca troia, non guardatemi come se fossi un pazzo, non lo sopporterei. Vi giuro che ero in cima alle charts, suonavo con la mia banda di fronte a migliaia di scalmanati figli di puttana che pagavano il biglietto e godevo di una reputazione con i fiocchi nello showbusiness.
Ero il re dello spettacolo, ve l'ho detto. Non mi credete? Forse perchè eravate delle nullità all'epoca. Ma poco importa.
Adesso sono altri tempi, sono destinato a trascinarmi per quel che rimane di questa vita. La musica e il successo mi hanno sedotto e poi abbandonato sul classico ciglio della strada.
Succede. Anche ai migliori. Anche alle rockstar.
Beh, lasciate che ve lo racconti, in poche parole. E' tutta una merda di storia ma bisogna che ve la spieghi.
Ma non guardatemi così o vi prendo a calci, quanto è caldo l'inferno del demonio, si dice così? No? Mah.
Ai tempi d'oro dicevo quel cazzo che volevo e la gente scriveva per me questi aneddoti come fossero filosofie esistenziali. Ma non esistono più quei tempi, andati, succhiati per sempre via.
Glielo ripetevo sempre al produttore... e anche a quell'imbecille svalvolato del mio chitarrista. Il rock non fa marcia indietro con lo stile, altrimenti resti bello e fottuto in mezzo a un oceano di melma appiccicosa. Un briciolo di buon senso ce l'avevo ogni tanto, che credete?
Ma niente, non c'era verso. Dovevo seguire le mode, cavalcare... uhm... com'è che blateravano? Il trend, ecco. Sennò avrei perso credibilità e classifiche e contratti e... e fu l'inizio della fine. Tutto andò a rotoli, tutta la fortuna accumulata fu sciroppata da un risucchio del cesso più lurido che esista a questo mondo. E sapete un'altra cosa? I vizi si pagano. Oh si, si pagano fino all'ultimo. Le auto da corsa, i gioielli, le ville con piscina, le troiette, la bum bum in polvere bianca... e io pagavo ma mi sembrava di non smettere mai i conti su quella stronza d'una calcolatrice.
E ora eccoci qua. Accomodatevi. Sedetevi di fronte a me. Non temete, ero una rockstar ma ho iniziato dalla merda, come molti miei compagni.
Non dimentico le buone maniere, ma non guardatemi in quel modo. Non ci provate affatto! Guai a voi.
Non è colpa mia se l'alcool costa sempre caro soprattutto se hai pochi spiccioli in tasca, se inizio ad avere incubi e a sbavare di notte, se ho le convulsioni e se vi vedo ricoperti di vermiciattoli tipo sanguisughe sulla fronte.
E poi c'è il padrone di questa scatola di cemento marcio. Oh si. Lui è davvero un grande temibile bastardo, altro che metal e lingue di fuoco e spettacoli di sangue sul palco.
L'altro giorno ho visto un tizio alla tele, un tizio in pausa di riflessione come me. Dopo mesi che non si faceva più vedere in giro, lo ritrovarono soffocato da una busta di plastica, con la testa afflosciata sul volante della fuoriserie in garage. Che spasso. Forse è anche meglio di avere un padrone di casa che reclama ogni mese. La prossima volta credo che mi squarterà senza tanti complimenti. Di cosa avrei speranza? Lui non capisce il rock. Non distinguerebbe la chitarra elettrica dal peto di sua nonna.
Ma la cosa grave di questa situazione è un'altra. Anzi due. O forse tre, se contiamo il fatto che continuate imperterriti a fissarmi così, stronzi debosciati.
La prima è che ho finito la bum bum e non ho potere di averne dell'altra. Ma qualche tempo fa dovevate vedermi... altro che bum bum! Sarei finito su Marte direttamente. Viaggetto di sola andata. Ma non divaghiamo, altrimenti perdo il filo e mi fa male la testa e poi non ho l'aspirina e il fottuto bestione si rivolta contro di me e le sanguisughe... oh al diavolo. Ero una rockstar.
La seconda è che... beh... l'ultima spada... quella dei condannati... insomma... sono pigro, ecco. Ho la pesantezza che mi costringe a non fare le cose per bene.
Mi sento pesante. Incollato a questa poltrona lercia. Il mio culo ha le piaghe ma non voglio spostarmi. Pesantezza, si. Una piattola senza futuro, ecco cosa.
Eppure è lì, proprio lì, sul comodino, a cinque passi da dove sono sistemato. Me l'aveva regalata non so chi, è trascorso troppo tempo. Non so nemmeno da che parte di usa ma, ehi... che diamine! Ero una rockstar. Avrei potuto fare questo e molto altro prima.
Ora che è finita pure la bottiglia, non potreste per caso... beh si, avvicinare... insomma, un aiutino, niente di più. E non mi guardate così, cazzo!
Ero una rockstar magra, bella, smagliante e famosa. Coff, coff. Ops, ho sputato una nuova brillante macchia rossa sulla maglietta... non ci voleva...
Ehi ma... ma dove andate? Dove filate? Brutti infami. Fermatevi. Tornate indietro!
Guarda che mondo cattivo.
Ma si, brutti stronzi, andate pure, andate a frignare dal padrone di questa immondizia. Si, correte. Tanto nessuno mi troverà.
Ah ah ah.
Ero una rockstar!