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lunedì, 25 febbraio 2008,20:47

Quella notte...

hey you shitQuella notte mia figlia rientrò tardi dalla festa. Di solito è discreta. Ma quella notte pestava i piedi con rabbia. Ero in dormiveglia, lo stilnox non mi aveva ancora trascinata nel sonno profondo. Un sesto senso. Mi svegliai. La trovai al buio, seduta in salone. Il volto pulito e ancora infantile da 18enne stravolto da lacrime silenziose e la bocca serrata a contenere chissà quale segreto.
Era un periodo in cui lavoravo molto, ero spesso all’estero. Sapevo poco e niente di lei. La chiamai nell’oscurità e vidi in quegli occhi muti e disperati una ricerca di aiuto. Silenzio.

Mi chiese un calmante e dell’acqua. Accesi l’abat-jour. Non ci fu bisogno che parlasse, capii tutto.

Escoriazioni multiple, segni di violenza ai polsi. Un occhio gonfio i capelli imbrattati. Da un po’ di tempo usciva con un mio amico. Voleva fare la giornalista. *

Scattò qualcosa in me. Un istinto vendicativo senza legge né stato. Mio marito non esisteva più né come uomo né come padre. Assorbito dai suoi affari e dalle sue troie.

Sono le tre del mattino. Mia figlia è ricoverata in una casa di cura, stanno cercando di cucirle i tagli e le cicatrici dell’anima con qualche terapia. Lì è almeno al sicuro.

La mia casa è isolata, ho scelto la casa più isolata in cui vado solo d’estate. Tra un po’ salirà. E gli parlerò con i dovuti modi. Gli chiederò perché un amico che conosco da anni ha fatto questo a mia figlia. 18 anni e già con un’ala spezzata. Gli offrirò da bere, sarò politically correct, disposta al dialogo, a capire e forse disposta al perdono.
Lui non sa che io so.
Gli preparo un cocktail, in cui ho sciolto dell’ipnotico.
Gli sorrido.. quanto mi costa sorridergli e parlargli.
Due ore dopo. Le mie mani battono furiosamente i tasti di una vecchia macchina per scrivere. Sono fredda dentro. Fuori invece c’è una luce calda e avvolgente. Qualcuno nel bosco in fondo ha acceso un fuoco. Qualche barbone. Riverberi giungono dentro la stanza e sarebbe un rogo perfetto per bruciare questa assurda storia. Il fuoco purifica.
Apro la porta del bagno… lui è lì bloccato in un armamentario sadomaso. Non può muoversi. I suoi she was unhappyocchi terrorizzati attraverso la maschera implorano. Mi avvicino lentamente. Rigiro tra le mani un coltello e una chiave. Scuote la testa.
Gli appoggio il coltello in mezzo alle gambe. Un getto di urina bagna il pavimento. La paura. Capisci cos’è la paura, la violenza adesso? Gli dico, calma.
Scuote la testa come un burattino. Bene. Ora è il tuo momento stronzo. La lama lucente nell’oscurità si abbassa e recide i lacci.
Lo lascio libero.

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giovedì, 17 gennaio 2008,15:42

luxor 5 the end11 settembre 2001. Il mondo ha fatto nuovamente crash. Questa volta per l’attentato alle Twin towers della Grande mela. Le tv di tutto il mondo trasmettono la disintegrazione del maggior simbolo americano. I giornali si danno molto da fare per diffondere lo stillicidio. Così dopo giorni di bombardamento mediatico salta alla ribalta un tale Osama Bin Laden, figlio scomunicato di un ricchissimo sceicco saudita. Mr Osama Bin Laden rivendica in un video l’attentato e dichiara guerra aperta al satana occidentale. Il leader della guerra santa contro il capitalismo occidentale appare su tutte le reti e giornali fino alla nausea. E io ho modo di studiarmelo attentamente. Il Leader della “guerra santa” contro il capitalismo occidentale è un volto scavato con due occhi neri languidi profondi come un lago di origine glaciale, è una voce pacata, velata di fredda raziocinante calma, è la convinzione di un’intelligenza acuta votata al male. Mr Osama Bin Laden puzza di morte. È un drogato furbo.
Si fa le pere di smania di potere, altro che dialisi perché malato ai reni! Una dose in più ogni giorno e più le sue dosi aumentano, più lui è drogato; e più figli di Allah vengono drogati, con un lavaggio di cervello programmatico e sistematico, più figli di Allah diventano kamikaze –ma più giusto sarebbe definirli assassini -. È molto furbo il tizio, furbo e bugiardo come i tossici che vogliono a tutti i costi ottenere la droga, nel caso suo il Potere.
Hai mai pensato venerato Osama di costruire abitazioni decenti, ospedali ,scuole, reti di fognatura, di comunicazione,oppure un fottuto ospizio per quella massa indigente di figli di Allah che non hanno kamikazeSsperanza su questa terra? No che non l’hai pensato. Hai mai pensato Osama, che, la guerra santa, prima che contro l’occidente, avresti dovuto combatterla contro tutti quegli sceicchi che affamano il loro popolo e passano l’estate in Costa Smeralda, che nei loro passatempi idioti si divertono a innaffiarsi con pregiatissime bottiglie di champagne? Che si costruiscono bagni d’oro e possono permettersi tante mogli e altrettante amanti, queste però troiette rigorosamente occidentali che per aver un minimo di spazio sui giornali vendono il culo? Lo sai che i musulmani ortodossi ricchi fanno affari con il Satana occidentale? Certo che lo sai perché tu appartieni allo stesso back-ground sociale, e sai anche che non si sputa nel piatto in cui si mangia. È ovvio allora sfruttare l’odio, che nasce dalla povertà, dalla mancanza di cultura ed informazione, verso l’Occidente, risvegliando nelle masse antichi dissapori, vendette mai sopite, rispolverando deviate teorie desunte da un Corano interpretato da fanatici con cervello distorto. Saranno loro i figli di Allah drogati di menzogna a imbottirsi di tritolo, mentre tu Osama ti dai alla macchia scappando per le impervie montagne afghane. Ed è proprio così che tu, personaggio leggendario raffigurato in groppa ad un bianco cavallo, diventi un leader carismatico che incita tutti ad imbottirsi di tritolo. Ma tu no, tu non lo fai. Anche se come premio per i tuoi killer prometti allettanti paradisi carnali post mortem. Ma a te interessa stare vivo, nascosto come un topo vigliacco, figlio rinnegato della C.I.A. In preda all’ispirazione prendo carta e penna e scrivo questo incomunicabile comunicato che mai arriverà a destinazione: “MR OSAMA BIN LADEN DIMOSTRI DI AVERE LE PALLE E SI FACCIA SALTARE IN ARIA LEI CON IL TRITOLO, VEDRÀ QUANTI PROSELITI FARÀ!”. AH DIMENTICAVO: INSCIALLAH.

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lunedì, 12 novembre 2007,18:17

blasted9zzEra dicembre. La laguna aveva un aspetto spettrale, marcia di malinconia e agitata dai fantasmi dei ricordi. Si era rifugiato in un antico palazzo protetto da una vegetazione pletorica. Era esaurito. Aveva smesso di lavorare, di scrivere, di amare, di uscire. Aveva combattuto tante battaglie personali contro l’invidia e il bigottismo. Era un vincente sociale, un uomo di successo, ma un perdente sentimentale. Questo non lo poteva accettare. Lei se ne era andata una mattina in cui Venezia era fasciata da una luce sfatta che aveva il sapore della decadenza. Era sparita verso il sole tropicale dopo un coito che non avrebbe mai dimenticato. Rivedeva come in un film muto l’immagine di lei che ansimava sul letto sfatto.. le lenzuola di lino che si accartocciavano sotto il peso dei corpi. Era giugno. Era caldo. Lei era bella e sensuale. Bionda e fredda. Dolce e crudele, affascinante angelo puttana, madonna non timorata. Santa votata all’inferno. Lei era tutto quello che aveva desiderato. In quei mesi di passione gli aveva succhiato cervello uccello e dieci anni di vita… aveva avuto altre donne dopo, ma non era la stessa cosa. Era mezzanotte. Una nebbia allucinante e diabolica si levava per le calli e divorava la laguna come in un girone infernale. Appoggiò la bocca alla finestra e con forza le mani. Pronunciò il suo nome, disperato. Il suo profumo si sparse nell’aria. Delicato e intenso profumo di donna. Urlò il suo nome. Sentì dei passi leggeri, la porta si aprì. Guardò la donna. Le fece cenno con la testa. Era una professionista. L’aveva pagata apposta. Un solo e unico bang ed era morto.

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