POLTRONCINA NR. 8
Pensavo tu dovessi arrivare all'improvviso e così è stato.
Prima scena.
Arrivo dal piano terra, dove ci sono le biglietterie. Salgo le scale con la battuta di ferro, vedo sorgere la Sala 3, dove proietteranno il film, un cartone, tra l'altro. Mi giro per caso o forse no, forse è il caso che sta lavorando per mettermi in qualche anomalia delle sue. Ti vedo a qualche passo da me, forse vai nei bagni. Il tuo culo nei jeans ondeggia rapido, energico. Sculetti. Da come una sculetta si capiscono tante cose. Ci sono donne che non sculettano. Invece il tuo sculettare viene da dentro, c'è un canale che porta direttamente al tuo centro, kundalini o che so io. Come il gusto del barricato che non vedi, ma c'è. Sei molto normale, ma non ti trovo nulla fuori posto e la tua energia impalpabile mi prende e si mette dentro e fuori. Ora devo entrare.
Seconda scena.
Prendiamo posto. Siamo solo in cinque nella fila G, io, i miei due companeros, una ragazza. Io ho il numero 7. La ragazza ha il numero 9. 8 ancora vuoto, per il momento. Prendo confidenza con la poltrona, con gli occhialini e nel frattempo dal fondo, che scende le scale, arriva qualcuno. Riconosco i tuoi jeans, le tue scarpe. Sei molto normale, ma non ti trovo nulla fuori posto ed il tuo posto è il numero 8. Non faccio neanche in tempo a guardarti in faccia che spengono le luci, ti siedi accanto a me, ci camuffiamo con gli occhialini. Ti sento vicina. Così vicina come se mi stessi guardando dentro. Come se ci fosse una misteriosa intesa, fatta di aure che si incrociano prima ancora di un contatto con la carne. Mi stai frugando dentro, come io frugo te. Sarà vero?
Terza scena.
Il film è cominciato. Ho un orecchio al film e un altro su di te. Ho la sensazione che sia così anche per te. Quelle sensazioni che senti più vere di un assioma, più vere di ogni altra cosa. Mi pare di avere la perecezione delle tue percezioni. Non mi perdo un tuo respiro, sono fortunato, mi sei proprio a fianco. Sento le tue risate. Mi piace come ridi. Hai una risata un po' roca e come il tuo culo mi parla di qualcosa che hai dentro. Mi parla di te. MI piace la tua risata un po' roca. Graffia e scalda come mi piacerebbe facessi tu. Ti stiri un po' sulla poltroncina, spingendo fuori il petto. Vorrei accarezzarti mentre ti spingi fuori così. Vorrei che morissi delle mie cure come io vivo di questo desiderio. Le tue cosce sono così vicine. Vorrei accarezzarti. Ho la sensazione che tu ti stia spingendo in fuori per me. Sarà la mia mente che sogna, però è molto umile in questo momento, è molto rigorosa. E' come se si attenesse ad un genere di fatti invisibili, ma molto reali.
Scena quarta.
Incroci le gambe. Appoggi la caviglia sul ginocchio. La suola della tua scarpa tocca leggermente la mia gamba. Non mi muovo, non posso. In altre occasioni l'avrei tolta. L'avrei tolta per qualsiasi altra donna, ma con te ora non posso. Per te, che non conosco, che vedo per la prima volta, che sento dentro come capita solo quando si è baciati dal destino. Forse ti sei accorta o forse no che mi stai toccando. Lasci la tua suola lì. E non credo neanche che tu sia zoccola. Forse è un caso che ti sia messa così, ma neanche tu puoi farci niente. Neanche tu vuoi muoverti. Mi sento così pieno di desiderio. Se l'erotismo è qualcosa è quello che sei tu ora.
Scena quinta.
Tutto il film così. Ascolto le tue risate, ascolto le mie, sperando che ti piacciano. Ti muovi per spostare la maglia dal bracciolo e mi sposto anch'io, sollevandomi dalla mia finta indifferenza. Tanto lo sai che non mi sono perso una sola tua mossa. Si accendono le luci. Ti alzi in piedi prima di me. Io devo restare seduto un attimo a sistemare gli occhialini. Non ti ho ancora visto in faccia. E magari neanche tu. Non me ne vado senza averti guardata. Sollevo gli occhi per guardarti. Hai i capelli mossi, nervosi, di quella bellezza che ti si agita dentro e di cui immagino mentre me ne nutro correndoti a fianco lungo la Senna o lottando a letto a chi uccide di più. E mentre ti contemplo, mentre ti bevo con la gola spalancata anche tu ti giri e abbassi gli occhi per guardarmi. Non avevi bisogno di guardarmi. Avevi tutta la sala per guardare. E' troppo innaturale il tuo girarti per guardarmi. A meno che tu non volessi guardare me. E mi guardi, senza alcun dubbio, i tuoi occhi dritti e pieni nei miei. Non hai la faccia che mi aspettavo. Non ti ho vista su nessuna copertina, ma non cambierei una notte d'orgia con un tuo miuscolo grammo. Sei una spada. Ti pianti dentro come un vessillo e il drappo sventola, pesante e odoroso, fumoso. Non posso nemmeno parlarti.
Scena sesta.
Riprendiamo la strada. Ti vedo ancora nel parcheggio, ti infili in macchina con la tua amica.
Come la giostra, ritorni.



