Siamo un gruppo di amici: ogni tanto ci incontriamo per chiacchierare,leggere, scrivere... Volete condividere le nostre emozioni?
lunedì, 08 giugno 2009,23:44
A Bologna è sceso con la sua valigia, convinto di dover cambiare.
E’ andato al bar e quando ha sentito annunciare la partenza è tornato di corsa al binario in tempo solo per vedersi sfrecciare sotto il naso l’ultimo vagone con il suo bel affisso Roma e guardare le cartacce fare una piroetta nella corrente d’aria sui binari. Il prossimo treno buono è tra un’ora. Si è seduto in sala d’aspetto e scorre un articolo in una rivista che si è portato appresso e intanto guarda la gente nella sala.
Ha passato mesi infernali chiuso in un ufficio a scrivere lettere, a fare riunioni e finalmente si è tolto un peso dallo stomaco e vuole sparire per qualche giorno. La moglie è al mare con il figlio, lui non se la sente di immergersi nuovamente in famiglia, vorrebbe tirare il fiato e fare un salto da qualche parte, andare a trovare un vecchio amico o fare un giro in una città che non conosce. Solo pochi giorni, per svuotarsi la testa. Forse invece sarebbe meglio andare direttamente al mare, anche se il mare non gli piace, dalla moglie e dal figlio e così almeno non dovrebbe mentire.
Non sa neppure lui cosa farà alla fine, comunque ora dovrebbe telefonare alla moglie per avvertire che ha perso la coincidenza. Nella migliore delle ipotesi deve far trascorrere un’ora:gironzola flemmatico nella stazione e non gli dispiace il caos che c’è in giro; è il primo fine settimana d’agosto, molti studenti che hanno dato l’ultimo esame, operai, molte famiglie, i soliti stranieri. C’è aria di vacanza. Indossa un completo chiaro che lo fa sentire sicuro al lavoro ma che lo mette ancora un po’ a disagio quando ordina un caffè al bar; lui di solito nel tempo libero è più elegante e alla mano, ma oggi non gli dispiace essere vestito così, in fondo è giusto: lui è stato studente, qualche volta è stato anche straniero, è stato in vacanza e oggi è così, gli piace appartenere a questi infiniti altri con cui si fa la fila alle biglietterie delle stazioni. Anche la telefonata che deve fare, l’imbarazzo di fronte a quella piccola bugia che vorrebbe dire, l’indecisione su cosa sia meglio in questo momento, se andare subito al mare o prendersi alcuni giorni di vacanza dalla famiglia. Il suo amore moderato e spesso contraddittorio con la moglie gli sembrano cose così sacrosante e comuni che non ha voglia di prendere decisioni:si muove con calma anche per questo, aspettando che accada qualcosa. Per quelli come lui, sempre troppo impegnati a inseguire obbiettivi, è importante ritrovare queste pause, saper guardare il mondo e ascoltare i suoi messaggi.
Si accorge che parla a se stesso come in un consiglio di amministrazione, come se dovesse convincere un altro e questo lo fa ridere, per un attimo, da solo.
In fondo anche questo è giusto, pensa ancora tra sé, come il suo vestito.
Fa molto caldo, saranno certamente ancora tutti in spiaggia, non ricorda cosa gli avevano detto e cosa aveva detto lui nell’ultima telefonata, né quando era.
Forse non lo aspettano neppure per oggi, ma è meglio farsi vivi, sia mai chiamassero in ufficio e si preoccupano.
Su queste riviste non scrivono mai nulla, metà è pubblicità, e anche gli articoli non sono altro che pubblicità. Dà un’occhiata alla sala : due ragazzi francesi sono entrati in pantaloncini e maglietta quasi sepolti da zaini giganteschi e si sono seduti all’ombra, in fondo alla sala. Uno legge il solito Liberatìon, l’altro un frasario essenziale di italiano. Una bambina ha preparato un lettino su una panca per la sua bambola e la sveglia e la riaddormenta e la rimette a letto, portandola con sé in viaggi fantastici su treni e aerei immaginari. Due vecchi camminano lentamente attraverso la sala. Portano occhiali da vista con spesse lenti. D’estate i vecchi sembrano ancora più fragili, più vulnerabili, forse per via del caldo; ma che bella, dignitosa eleganza! Lui il due di agosto, alle dieci e un quarto del mattino, ha la cravatta stretta come se dovesse incontrare il presidente della repubblica, lei ha addirittura un capellino. Finalmente trovano un posto in un angolo all’ombra e senza correnti d’aria, si tengono ancora sottobraccio un po’ spaventati, troppo miopi per leggere, troppo intimi per scambiare due chiacchiere tra loro tanto per passare un po’ di tempo. C’è poi una ragazza elegantissima e bellissima. Ha un tailleur di lino chiaro, le gambe nude, i mocassini di pelle morbida, i capelli lisci e i lineamenti finissimi. Ogni volta che la guarda pensa a cosa potrebbe dirle per iniziare una conversazione. Si alza. Passandole vicino la sfiora con tutti i suoi pensieri, ma lei tiene gli occhi fissi sul giornale. C’è un po’ di coda al telefono, nell’atrio, e una gran folla alle biglietterie, dal giornalaio, al bar. Tante madri, tanti figli, uomini e donne sole. Guarda l’orologio e pensa che deve telefonare alla moglie ma che forse è meglio aspettare, che sicuramente non è ancora tornata dalla spiaggia, abituata com’è a saltare il pasto per un po’ di sole.
Pensa se sarà capace di mentire senza esitazione nella voce, se saprà dare un messaggio breve e inappellabile. .
”Non posso tornare prima di giovedì, ti richiamo al più presto”. Rientra nella sala d’aspetto e fa un lungo giro per tornare al suo posto, passa vicino ai due vecchietti, alla bambina e alla sua bambola, poi torna a sedersi di fronte alla bella donna. Riprende in mano la rivista, ma non legge, sfoglia le pagine e la osserva, si domanda quanti anni possa avere, come potrebbe chiamarsi, cosa potrebbe dirle. Sarà sposata? Lavorera? Prenderà un treno, questo è sicuro, e in fondo lui che altro treno dovrebbe prendere? Ha deciso, dirà che ha ancora due giorni d’inferno e che tornerà appena possibile. Guarda l’orologio, si alza, le passa più vicino e questa volta lei alza gli occhi dalla rivista, lo guarda attenta, divertita, poi li abbassa senza fretta sul suo articolo scuotendo leggermente la testa e sorridendo. Lui si avvia verso l’atrio spavaldo, fa saltare per aria il gettone con il pollice e l’indice e lo riafferra al volo. Ha completamente dimenticato a chi sta per fare la prossima telefonata e pensa solo a quale può essere la prossima mossa con la bella sconosciuta. Le siederà vicino, ma non troppo, e qualcosa le dirà.
Meglio non pensarci prima, non deve né spingere né resistere, questi incontri funzionano quando ci si affida all’ispirazione, quindi basta piani.
Segue il gettone volare per aria e riprendendolo si sente quasi felice, certo più felice di quanto ci si sente di solito quando si perde una coincidenza d’agosto a Bologna.
Lo spostamento d’aria lo scaraventa contro le bacheche degli orari. Al boato segue qualche secondo di silenzio, poi le prime urla. Il caldo ora è pieno di fumo, la bomba ha sventrato il muro della sala d’aspetto e dallo squarcio si vede il cielo sopra la polvere.
Tra le pietre un gettone, la testa di una bambolina, un paio di occhiali, un mocassino di pelle morbida.


Era il due agosto del millenovecentoottanta.
by argeniogiuliana | commenti (29) | commenti (29)(popup)
Link | categoria:coincidenze