Il giorno dopo fu molto difficile rimanere in classe cercando di non incontrare il suo sguardo. Sapeva che se lo avesse fatto sarebbe scoppiata in lacrime. E all’uscita della scuola sentì come un macigno sul cuore quando lo vide allontanarsi insieme a Vanessa, ridendo e scherzando.
Ad un tratto Barbara le si avvicinò e le disse:
“Non te la prendere, Giulia. I ragazzi sono tutti stronzi!”
Ella si volse a guardarla con un’infinita tristezza. Ma fu contenta che Barbara le avesse rivolto una frase di incoraggiamento, proprio lei che l’aveva sempre presa in giro.
Nei mesi successivi, dopo l’esame, Barbara diventò la sua migliore amica. Si iscrissero alla stessa facoltà universitaria e la compagna cercò in tutti i modi di aiutarla a dimenticare Marco.
Non fu facile. Giulia giurò a se stessa che non avrebbe mai più permesso a un ragazzo di farla soffrire in quel modo e si chiuse a riccio. Per lei ora contavano solo lo studio e le amicizie. Grazie a Barbara era entrata in una compagnia di gente simpatica ed insieme organizzavano parecchie serate divertenti. D’estate andavano anche in vacanza insieme. Non aveva bisogno d’altro o almeno lo credeva, finché Marco non ricomparve all’improvviso nella sua vita.
Erano trascorsi due anni dall’ultima volta che lo aveva visto eppure non le parve affatto cambiato. Lo vide davanti all’ingresso della biblioteca universitaria, proprio mentre stava uscendo.
“Cosa ci fai tu qui?” lo apostrofò con fare un po’ scontroso.
“Vorrei parlarti, Giulia.”
“Chi ti ha detto dove trovarmi?”
Marco fece spallucce, era un gesto particolare che lo caratterizzava e Giulia si sentì trasportare in un attimo nel passato, ai tempi della loro storia d’amore.
“E’ stata Barbara”, spiegò infine lui, “L’ho incontrata poco fa e ci siamo messi a chiacchierare. Mi ha detto che siete diventate amiche e che ora studiate insieme. Allora le ho chiesto dove fossi e mi ha indicato la biblioteca.”
Giulia era furiosa.
“Non avrebbe dovuto farlo! Sapeva quanto ho sofferto a causa tua e che non desideravo vederti!”
Marco tuttavia cercò di difenderla.
“Non è stata colpa sua, sono io che ho insistito. Le ho promesso che non ti avrei fatto del male. Te ne ho fatto già troppo in passato.”
“E’ troppo tardi per chiedere scusa”, furono tuttavia le sue parole taglienti.
Marco le confessò di aver commesso un grosso errore lasciandola. Pensava col tempo di riuscire a dimenticarla invece il suo ricordo era sempre nei suoi pensieri. Non l’aveva abbandonato un attimo in quei due lunghi anni ed aveva capito che era inutile vivere nuove esperienze se non aveva lei con cui condividerle. Tuttavia Giulia non gli diede ascolto. Aveva sofferto troppo e non si fidava più di lui. Voleva solo dimenticarlo. “Avresti dovuto pensarci prima”, disse con una durezza che non le apparteneva. Sembrava che la dolce Giulia che lui aveva conosciuto fra i banchi di scuola fosse scomparsa. Ma Marco non si diede per vinto. Cominciò ad aspettarla ogni mattina alla fermata dell’autobus. La sommergeva di sms o telefonate e un giorno si presentò addirittura con un mazzo di fiori che Giulia rifiutò categoricamente. Spazientito dal suo atteggiamento distaccato, un giorno lui sbottò: “Cavolo, cosa devo fare per essere perdonato da te? Vuoi che mi metta in ginocchio? Lo faccio se vuoi…” ed anche in quell’occasione ella si comportò con una sorprendente freddezza:
“Non posso perdonarti, Marco! Mi hai fatto troppo male.”
Scappò via con le lacrime agli occhi e da allora non lo vide né sentì più. Pensò che si fosse stufato di correrle dietro e quasi ne fu dispiaciuta. In realtà non aveva mai smesso di amarlo. Aveva solo una gran rabbia dentro e tanta paura di soffrire di nuovo. Eppure lui le mancava da morire; le mancavano i suoi baci,le sue carezze, le risate insieme e le lunghe passeggiate sulla spiaggia. Davvero voleva rinunciare a tutto questo? Se lo chiese in un momento di sconforto e per la prima volta interrogò il suo cuore. D’impulso afferrò il telefono e compose il numero di Marco che ormai sapeva a memoria.
Lui rispose al terzo squillo con voce sorpresa.
“Pronto?”
“Ti amo”, fece Giulia tutto d’un fiato, pensava che non avrebbe più pronunciato quelle parole eppure le uscirono di bocca naturalmente, quasi come se quella frase non aspettasse altro che essere proferita.
Dall’altro capo del telefono si udì un lungo silenzio e poi la voce di Marco rispose:
“Ti amo anch’io, Giulia.”
In un attimo tutto il dolore provato in quegli anni si dissolse. Riaffiorarono i dolci ricordi che li legavano l’uno all’altro e la voglia di stringersi fra le sue braccia emerse all’improvviso.
“Vengo da te, aspettami!” esclamò mentre calde lacrime le rigavano il volto.
“Ti aspetterei tutta una vita”, disse lui con un timido sorriso.
Giulia gli stava dando una seconda possibilità e questa volta non l’avrebbe sprecata.




