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mercoledì, 09 aprile 2008,07:10
Era sempre stato un tipo superstizioso. Ne aveva di difetti, anche se non li ammetteva, ma quello era il più penoso. Così quando nello svegliarsi si accorse che un grumo di lenzuola stropicciate aveva creato un gioco di luci e di ombre tale da farlo sembrare un teschio, rabbrividì. Era un chiaro avvertimento. Davanti allo specchio si ispezionò minuziosamente per cogliere altri segnali evidenti della fine imminente. Forse gli occhi erano un po’ rossi, forse era un po’ troppo pallido, ma nulla che potesse far presagire il peggio. Si misurò la pressione con lo sfigmomanometro elettronico, ma era regolare come pure la temperatura. Si sentiva bene, dopo tutto, eppure sapeva che i segni non mentivano, quasi mai, almeno. Quando fu in strada si sforzò di pensare ad altro, al lavoro, agli appuntamenti della mattina, sapeva che se si fosse fissato su quella visione funesta sarebbe stato peggio. Alzò gli occhi al cielo e scorse proprio sopra la propria testa una nuvola scura. Non c’era dubbio: era a forma di teschio. Era la morte che lo reclamava avvertendolo di tenersi pronto. Il cuore gli sparì dentro alle scarpe e lui sobbalzò con tutto il corpo quando il cellulare gli vibrò nel taschino. Era la segretaria che gli chiedeva se andava bene il solito posto accanto al finestrino sull’Eurostar del martedì successivo. Ma lui non riusciva a rispondere. Stava pensando a come fosse stata breve la sua vita, a quante poche soddisfazioni si fosse preso, di quanti pochi affetti si fosse circondato. Si sentì solo, con un macigno cresciutogli addosso come un bubbone maligno. Chiuse la comunicazione che ancora la segretaria gli stava parlando: era rimasto immobile sul marciapiede, le braccia abbandonate, guardando il semaforo verde che dall’altro marciapiede lo invitava ad attraversare la strada. La gente lo sfiorava, la gente lo urtava.
«Che fai lì imbambolato?» gli chiese l’amico prendendolo a braccetto per portarlo con sé; lui fece resistenza e non si mosse. «Hai un aspetto orribile» seguitò: «sembra che ti sia morto il gatto…»
«Non puoi capire…» gli mormorò abbassando gli occhi e scorgendo accanto alla propria scarpa un’altra macchia dalla chiara forma di testa di morto.
«Se lo dici tu…» fece l’amico attraversando la via, proprio mentre un furgone gli arrivava di lato investendolo in pieno.
by briciolanellatte | commenti (19)
Commenti
#1   09 Aprile 2008 - 09:53
 
Be', in effetti era la morte che gli camminava accanto (però lui l'ha scansata, per una volta)
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#2   09 Aprile 2008 - 10:35
 
brrrrr!!!!
zar
utente anonimo

#3   09 Aprile 2008 - 10:38
 
pensa se il furgone, li avesse centrati entrambi. Ora farò molta attenzione ai segni, quando mi specchio...
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#4   09 Aprile 2008 - 10:52
 
Wow surreale, macabro, mi piace:)
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#5   09 Aprile 2008 - 11:12
 
Finale a sorpresa, come sempre :-)
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#6   09 Aprile 2008 - 11:27
 
Che brividi...Che finale.....
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#7   09 Aprile 2008 - 12:32
 
beh,potrebbe iniziare a fare il veggente!
scherzi a parte, molto bello,breve rapido e senza fronzoli. Complimenti

"Il cuore gli sparì dentro alle scarpe" questa frase mi è piaciuta tantissimo!
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#8   09 Aprile 2008 - 16:29
 
Magari se non lo avesse distratto, il suo amico lo avrebbe anche visto il furgone!
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#9   09 Aprile 2008 - 16:53
 
Beffardo!
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#10   09 Aprile 2008 - 17:40
 
se avesse guardato il furgone anzichè pensare alla morte, sarebbe ancora vivo non credi?
utente anonimo

#11   09 Aprile 2008 - 19:36
 
Finale beffardo e davvero noir, alla briciola copyright.
Questo è indubbio.
Un corto notevole.
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#12   10 Aprile 2008 - 07:51
 
Il modo peggiore per morire, è pensare di dover morire. Splendido come sempre, Bric!!! TT
utente anonimo

#13   10 Aprile 2008 - 13:05
 
Ma tanto a lui toccherà quel giorno che prenderà l'Eurostar: il finestrino del posto che lui prenoterà sarà rotto, lasciando filtrare un malefico spiffero sulla sua cervicale dolorante, allora si alzerà di scatto per chiuderlo ma in quel momento un pellicano impazzito entrerà nel treno e lo divorerà!
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#14   10 Aprile 2008 - 14:57
 
Non sono mai stata superstiziosa, eppure ci sono davvero persone che si terrorizzano per un gatto nero che ti attraversa la strada o una nuvola a forma di teschio! :-)
Bel racconto, lascia intendere che a volte la morte ci passa accanto, ma non è detto che cerchi proprio noi. Penso che ciascuno abbia il suo momento. E il momento del protagonista del racconto quando sarà? Ha così paura della morte che forse la morte stessa gli starà lontana per paura della sua faccia terrorizzata!!!! ;-)
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#15   10 Aprile 2008 - 15:08
 
Vorrei commentare, ma sono troppo occupata a guardarmi intorno per vedere se ci sono teschi, o furgoni. :)
Mi sono ritrovata a leggere il racconto e cercare di immaginare i finali possibili. Tu ne hai trovato uno assolutamente originale, complimenti.
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#16   10 Aprile 2008 - 17:59
 
Grazie a tutti per i vostri simpaticissimi commenti. Vorrei poter rispondere a ciascuno di voi, soprattutto ad alcuni, per le puntuali osservazioni fatte, ma il tempo purtroppo è quello che è. Un abbraccio grande.
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#17   10 Aprile 2008 - 18:45
 
Mamma mia, mi hai fatto venire i brividi. Bello davvero. :-)
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#18   15 Aprile 2008 - 20:59
 
tièèè ma tièèè (non sono affatto superstiziosa, io. Cavoli ma perché non ho le balle!!!)!!
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#19   19 Maggio 2008 - 17:33
 
stai attento...la morte tornerà a riprendere ciò che fà parte del suo disegno...
utente anonimo

Commenti
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