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domenica, 24 agosto 2008,15:30

Il soggetto Z era davvero interessante, benchè dopo anni ne furono perse le tracce. L'unico uomo sensibilmente ignorante privo di ombelico e privo soprattutto della menzogna (il male dell'umanità, concime di migliaia di interazioni sociali, ebbene lui ne era immune) fu inconsapevolmente vittima di un grande intrigo pasticciato, di spessore internazionale. Le storie di rapimenti ad opera di fanatici, viaggetti interstellari su pianeti rossastri e meditazioni pro-gregge erano appunto storie per camuffare, paraventi di ben altra verità scomoda.
L'uomo eccezionalmente immacolato dalla bugia aveva, ai tempi degli exploit da circo, accumulato molti debiti da gioco, proprio perchè non sapeva barare nemmeno con un avversario di 10 anni. E nonostante questo deficit incalcolabile, lui perseverava nel gioco e nel divertimento, dilapidando così i suoi guadagni e diventando povero incallito, felice ma impiastro, rischiando di mettere a repentaglio la sua nuova vita con l'ermafrodita tra i rami del ciliegio celebre nella zona.
E si sa che i soldi servono sempre, denaro fresco e contante e sonante, anche un uomo senza ombelico e senza bugia lo capirebbe e ne avrebbe bisogno, tanto più se è un uomo sfortunato e tapino che punta alle carte e non sa barare per vincere la posta in palio. Fu allora che il personaggio Z, che dunque sale alla ribalta delle nostre cronache, decise di vendere la propria non-arte: si, vendersi. In un mondo che fa della menzogna un pilastro sociale, lui era una rarità, una mosca bianca, una perla di magia nel deserto sub-sahariano. Non ci volle molto tempo e ben presto, grazie ad amicizie comuni e grovigli di contatti traversi, fu notato da un grande e ricchissimo sceicco di origini americane-europee (padre fiammingo e madre argentina per la precisione, cresciuto in Kuwait tra commistioni di razze e popoli) che nella sua carriera fortunata conosceva solo oro nero e oro giallo. Questo divino, brillante ma strano arabo, preso da un capriccio di chi non ha da fare altro che contare ricchezze, volle a tutti i costi un nuovo monumento-soprammobile da porre nella sua reggia gigantesca tra limousine d'oro massiccio e harem di vergini piccanti. Meglio ancora sarebbe stato, per il suo immancabile prestigio di cattivo gusto, un soprammobile umano e quale poteva essere se non addirittura un uomo che non sapeva mentire e che non aveva il nodino sul ventre? E quindi, dietro a prospettive rosee di mari e monti, anche il nostro Z non seppe dire di no allo sceicco e cadde nella rete dei suoi tirapiedi, che misero in piedi stravaganti stratagemmi per celare il suo viaggio improvviso di non ritorno. Ma non tutto filò come sperava Z, forse non fu una mossa giusta e tranquilla, come vivere all'ombra di un albero di ciliegie.
Nel deserto la sabbia scotta e talvolta morde.

by Univers | commenti (4) | commenti (4)(popup)
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venerdì, 15 agosto 2008,17:46



BREATHING
(DEDICATO AD ANNEHECHE)






Bianco. Bianco è il lino che ti segue.

Bianco a un millimetro dalla tua pelle vera.

Più vera e più bugiarda.

Vera la tua pelle e il bianco lino che ti veste.

A milioni gli esseri col capo chino, con una prole, a milioni gli esseri che devono riposare.

A milioni i fiori, col boccale d'incanti aperto.

E tu sola, col tuo lino che ti veste,

tu sola che vai per le strade a misurarle,

a contare i giorni.

Lasci i piedi vicino al fuoco

- che si brucino -

sei di legno,

e il fumo s'alza

senza una voce.

La grotta delle pozioni

a milioni le pozioni, colorate, profumate,

ma  non c'è il mago e neanche il suo assistente.

E tu sola

mentre non vuoi credere al tuo sorriso morto nelle radici

stai con l'orecchio teso dentro la coppa del tuo petto

se suona l'eco di qualcuno

se sei capace di suonarlo.

Non c'è il mago

non hai lasciapassare

senti sotto i denti il suono delle tue parole masticate

perchè?

perchè?

Gira ancora gli occhi

gira ancora gli occhi

guarda la driade che percuote la forseta

la sabbia della tormenta qui arriva appena

c'è corteccia anche per te, c'è scura e asciutta corteccia.

Il tuo lamento cola vischioso e tacita gli uccelli,

la capretta alza il capo all'erta:

il tuo lamento spaventa anche te,

che vorresti germinare ciclamini.

E' una paura gentile

come una coroncina sulla testa

la capretta ti si mette al fianco per una carezza,

non sai neppure se farlo.



Oh, ma tu sei forte:

lascerai al toro il tempo di fare il suo lavoro,

quando sarà il suo tempo.

Non ora.



La tua parola profuma l'aria.





by PAPPINA | commenti (3) | commenti (3)(popup)
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mercoledì, 13 agosto 2008,07:06
Per quanto concerne l’ipotetico terzo soggetto l’ultimo della nostra carrellata era un pastore dell’alta Val Camonica, il primo uomo nella storia a nascere senza cordone ombelicale. Proveniente da una generazione di pastori che si era mescolata con parenti di primo grado, Z fin dai primi anni destò lo stupore degli scienziati di tutto il mondo. Il suo caso fece nascere tesi discordanti e a volte un po’ strampalate, fu sottoposto ad esami di tutti i tipi ma risultava una persona qualsiasi come tante altre. All’età di 17 anni decise di fare il grande passo, lasciò la famiglia e seguì le orme del circo, una compagnia sgangherata che tutti gli anni tornava a far spettacoli nella valle. Fu subito presentato al pubblico come l’uomo senza ombelico e grazie al suo numero riuscì a far diventare ricco l’impresario. Qualche anno dopo si sposò con un ermafrodita e si trasferirono in una grossa casa all’ombra di un secolare ciliegio in un luogo non ben identificato. Ma la quiete non durò molto attaccato da fitte lancinanti al basso ventre, corse all’ospedale e lo operarono d’urgenza per una peritonite acuta. Fu lì che i medici lo riconobbero e dopo l’assunzione coatta di psicofarmaci potentissimi riuscirono a trattenerlo nell’ospedale per effettuare degli esperimenti. Ma veniamo al nostro esperimento. Ci furono non pochi problemi per sottoporre Z alla macchina della verità per la sua assoluta mancanza di comprensione della lingua. Ma questo alla fine si è rivelato come un elemento decisivo per la buona riuscita del test. La sua mente e ogni più recondito pensiero si rivelarono uno specchio assoluto, il soggetto non era capace di mentire, non risultava essere nella sua logica di pensiero. La notizia arrivò su tutti i giornali che titolavano a lettere cubitali: Ritrovato l’uomo senza ombelico incapace di mentire. Fu in una notte di pioggia ininterrotta che venne rapito dai membri di una setta di fanatici e poco si seppe sul resto dei suoi giorni, ma molte voci lo vedono con il suo gregge in alta montagna a meditare, alcuni pensano addirittura che sarebbe tornato su Marte.
by miskin | commenti (1) | commenti (1)(popup)
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mercoledì, 06 agosto 2008,19:06

Il soggetto sottoposto al trattamento, che per comodità continueremo a nominare A31Z452Y, mostrerà segnali impercettibili o quasi nei primi nanosecondi trascorsi dalla formulazione delle domande. Il che non esclude affatto che ci siano delle rispondenze tangibili e captate dai sensori e dagli elettrodi applicati. Il soggetto infatti sentirà formicolii vari distribuiti rapidamente sulla superficie della pelle e per tutto il corpo, proprio mentre i neuroni si stanno attivando, scambiandosi preziose informazioni e veicolando una strategia di reazione allo stimolo esterno di natura estremamente culturale e poco fisica. Cultura già. Questo fattore è quanto mai fondamentale per conoscere e comprendere le reazioni umane a una batteria di items che fioccano come vermi solitari nel ventre di un malato terminale. Supponiamo dunque tre nazionalità e conseguenti culture del soggetto imputato all'esperimento.
Dunque avremo tre soggetti diversi, che per estrema comodità definiremo X, Y, Z.
Il primo, soggetto X, di nazionalità thailandese si ribellerà come preludio di istinto alla penetrante e insinuante luce del giorno, cambiando posizione del corpo più volte e con un certo ritmo, scuotendo la testa leggermente e battendo le palpebre: è assiomatico dedurre che la principale strategia del thailandese è quella di formulare menzogne a semplici innocue domande, non trattenendosi da un certo panico nei relativi distacchi di tempo che scorrono via con un determinato andamento.
Questa sua concezione della realtà vigente deriva culturalmente, per l'appunto, da esperienze vitali ed eredità genetiche di secoli di vittimismo gratuito al fronte delle dittature politiche subite e delle carestie e situazioni precarie sociali avvertite e sopportate. L'insegnamento assimilato e radicato pertanto sarebbe: non giocare a carte scoperte, prima che il padrone si arrabbi.
Arriviamo al secondo esempio, un secondo soggetto Y, di chiare origini europee, diciamo pure danesi.
Il cittadino nordico non obietterà nulla di preponderante e forse nemmeno penserà di rispondere in quella manciata di secondi trascorsi dalla formulazione dei quesiti a video del computer con il termine idrocefalo o reticenza o peggio ancora con una bestemmia anti-clericale.
No, piuttosto il soggetto danese mostrerà con sintomi perfetti l'essenza della sua freddezza d'animo. In lui non ci saranno rossori in volto, nè sguardi attoniti e neppure fugaci leccate di labbra. I suoi occhi brilleranno nella maniera più composta possibile e poi il soggetto, d'accordo con un ordine di tipo astrale e maniacale delle interne sinapsi, focalizzerà l'attenzione sulle risposte, precise e impeccabili, senza il benchè minimo strascico di tradimento o imbarazzo. Risposte che saranno aderenti con la sicurezza di sé e la fierezza di un popolo d'origine abituato nei secoli a cavalcare il freddo e le opportunità di una storia ingrata dal punto di vista socio-politico-militare.

by Univers | commenti (23) | commenti (23)(popup)
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