La nascita di una parola arriva da uno stagno lontano dove i ragni d’acqua giocano a rincorrersi. È una distesa placida tra il liquido denso di umori nascosti e il solido adagiarsi di materiale inerte. Si sviluppa un segnale che sale come una bolla d’aria in superficie, corre tra mille ostacoli e arriva a destinazione. Rimane incastonato in un vicolo cieco e la sua pressione attiva un infinità di muscoli che si flettono e si stringono. Il procedimento è ormai inarrestabile e presto l’aria viene pompata dai polmoni che danno propulsione alla parola stessa. L’aria passa da un telaio dove infiniti fili tesi vibrano creando un iridescenza armonica. Lingua denti e labbra arrotolano il suono, lo bloccano lo plasmano, lo vestono prima che esca. Naturalmente in ogni uomo tutto questo avviene in maniera sempre diversa, per le sue abitudini, le sue nevrosi e forse ancora qualcosa di molto remoto che nessuno sa spiegare. Poi ci sono parole che non nascono mai rimangono imprigionate nel limbo e col tempo si sgretolano e cadono sul fondo di ognuno di noi. Quando la parola è stata data ad accoglierla ce ne sono altre che si intrecciano e formano un tessuto verbale complesso. L’inflessione cambia il senso, anche con le stesse lettere la parola può esprimere qualcos’altro. La macchina della verità raggiunge la sorgente della parola e da un verdetto. Spesso si trovano macchine della verità mentitrici o di giudizio imparziale, solo questo articolato procedimento è in grado, con estrema precisione, di dare un verdetto sicuro.
Se la verità è un sinonimo di chiarezza è opportuno che il test abbia luogo di giorno, l’ambiente deve essere invaso da luce diretta e ben areato. È consigliabile non essersi lavati nelle ultime ore antecedenti, non aver mangiato crostacei e non aver detto le seguenti parole: reticenza, sillo, merluzzo, idrocefalo. Queste parole possono creare delle alterazioni nel processo di elaborazione del calcolo e un relativo mal funzionamento della macchina. Per comodità e rispetto della riservatezza chiameremo il sottoposto A31Z452Y, che viene immerso nudo in una gelatina trasparente. Alla testa gli vengono applicati elettrodi e i polsi saldamente legati ai braccioli della poltrona per avere sotto controllo pressione e battiti del cuore. Le cimici sono ovunque e passeggiano indisturbate sul flaccido corpo bianco di A31Z452Y, sono in collegamento con un computer che immagazzina e ridistribuisce i dati nei settori preposti.
Prima domanda: ha mai mangiato un pomodoro?
Seconda domanda: il suo ultimo sogno era a colori?
Terza domanda: si lava prima i denti o la faccia?



