Siamo un gruppo di amici: ogni tanto ci incontriamo per chiacchierare,leggere, scrivere... Volete condividere le nostre emozioni?
giovedì, 27 settembre 2007,18:48

La tua sera non si piega silenziosamente all'imbrunire. Un tempo ti saresti chiesta il perché, ma ormai non ti chiedi sempre più cose che vorresti risolvere, capire...

Ti limiti ad intuire, ma sempre più distrattamente, sempre meno attratta da tutto ciò che renda utile il gesto ritmicamente faticoso delle tue vene di ossigenarti, di tenerti in vita.

Sei troppo bella e per questo sei rimasta sola. Sola a trentasei anni per colpa della Metropolis che si cela dentro le menti della massa, che obbliga tutti i pensieri a menare per quel preciso sentiero. Nessuno abbastanza normale da avvicinarti come si fa con chiunque.

Troppo bella, non fa per nessuno!

Solo Dario, così poco attraente, ti trattava come se non fossi quella Dea che tutti ti obbligavano ad essere. Quanto eri felice. Quanto amore, c'era. E nessun posto per la cattiveria dei luoghi comuni.

Dario andò in Australia dieci anni fa'.

Lavoro. Tu non lo seguisti. La famiglia.

La paura.

Ora capisci perché la tua sera non vuole piegarsi e sorridi.

Perché no? 

by maestrobuitre | commenti (9) | commenti (9)(popup)
Link | categoria:vibrazioni disperse
martedì, 25 settembre 2007,05:30
Spinse il collo verso l’alto caso mai riuscisse a vederla. Non era vicino al muro, né sul davanzale come faceva sempre appena smetteva di piovere. Fred, la coccinella, decise un volo di ispezione fin a quando la intravide sul vaso di petunie. Atterrò sul bordo, dall’altra parte dei fiori, con circospezione. La guardò di nascosto: era stupenda sotto i raggi di sole del mattino, altera, con i suoi punti neri, uno più bello dell’altro. Ebbe un fremito, mentre lei, incoraggiata da un colpo di vento, si lasciò trasportare in un volo liberatorio in quell’aria fresca e carica di profumi. Fece una cinquantina di metri, ondeggiando a zig zag, per poi posarsi sulla forcella della ruota di una grossa moto nel parcheggio. Fred prese coraggio e le andò dietro. Era deciso a fare qualcosa, non poteva continuare così standosene in disparte. Le atterrò davanti: Rosy si girò un poco facendo finta di non averlo visto arrivare. Lui sbatté le ali per produrre quel rumore che sapeva essere irresistibile. Eseguì anche una piccola danza, con quei movimenti che tanto gli riuscivano bene. Rosy si incuriosì e si voltò per osservarlo meglio. Si guardarono per una manciata di secondi che a Fred sembrarono indimenticabili. In quello stesso istante, un ragazzo salì sulla moto e calzò il casco. Con una mossa rapida accese il motore e immediatamente partì. Fred, che si trovava appoggiato a un raggio della ruota, cominciò a volteggiare vorticosamente. Più la velocità aumentava più si sentiva schiacciato in quella posizione precaria senza riuscire a muoversi. Ogni volta che passava davanti a Rosy, anche lei appiattita dalla velocità, ma al sicuro sulla forcella, avrebbe voluto dir qualcosa per rincuorarla. Però non ci riusciva, non capendo più neppure dove si trovasse la testa e dove la coda. Si sentiva malissimo. Dopo un paio di curve a mozzafiato la moto si fermò inchiodando. E come era salito così il conducente scese di fretta, mettendosi persino a correre fino a sparire. Fred era ancora aggrappato al raggio sottosopra e senza fiato. Anche Rosy era lì, spaventata e intirizzita. Il mondo attorno a lui pareva una trottola e non accennava a rallentare. Ma erano ancora una volta una davanti all’altro. Fred frullò le ali per farsi coraggio senza riuscirci, e pensò:
«Perché ogni volta che la guardo negli occhi mi deve sempre girare così tanto la testa?»
by briciolanellatte | commenti (12) | commenti (12)(popup)
Link | categoria:tracciato nel vuoto
venerdì, 21 settembre 2007,13:59
 
“Sorridi!”
“Un altro sorriso, guarda da questa parte!”
“Ferma cosi’, ecco, ora girati, no, non muoverti, ferma, ferma…”
Quante volte aveva sentito ripetere le stesse frasi. Fino alla nausea, una nausea che a volte si provocava da sola per rigettare il cibo che non era riuscita a trattenersi dal mangiare, il che, per fortuna, capitava di rado.
Uno studio fotografico, otto fari che le sparavano addosso luci e calore artificiale.
Occhi indiscreti, attraverso lenti polarizzate, scrutavano ogni suo movimento.
E intorno a lei, truccatori, parrucchieri, consulenti d’immagine, tutti pronti a dire o fare qualcosa, in una spasmodica ricerca di perfezione formale.
 
Prima dell’uscita della collezione autunno-inverno il set era sempre un delirio e lei, paziente, si sottoponeva ad ogni tortura necessaria per apparire in forma smagliante.
Settimane piene di insalate, impacchi di camomilla, pillole anoressizzanti e ginnastica, tanta ginnastica annaffiata da acqua naturale e qualche lacrima, ogni tanto, quando il mascara colava impietosamente nell’occhio.
Ogni tanto faceva capolino la paura di non farcela, di non riuscire a mascherare una ruga incipiente, che le avrebbe fatto perdere il lavoro.

Non c’e’ posto per il tempo che passa: largo alle piu’ giovani, che non hanno curve da nascondere e si accontentano di compensi piu’ bassi.
Ma questa e’ una giornata speciale. Niente piu’ ansia, niente piu’ paura: lei e' ancora giovane, per fortuna, e si sente molto tranquilla, mentre una luce diretta le illumina il viso, che finira' in copertina.
E’ sempre curiosa di vedere il risultato del lavoro del fotografo, ma raramente le concedono di vedere le immagini, prima del fotoritocco e della pubblicazione.
Forse questa volta  faranno un’ eccezione.
Piu’ tardi chiedera’ il permesso di rimirare la propria immagine in anteprima.
 
“Sposta la lampada, illuminala bene.”
Sente le voci dei professionisti attorno a lei, come provenire da un posto molto lontano.
Due lampi, forse tre, e il fotografo si ritrae.
“Fatto. Con questa e’ tutto pronto per l’editoriale di domani.”

“Posso? Devo chiudere” La voce dell’infermiere e’ rauca e non riesce a celare malumore ed impazienza.
“E’ proprio vero che nemmeno i personaggi famosi hanno mai pace” pensa l’uomo, coprendo col lenzuolo il viso della top model.
Un istante dopo, le luci si spengono e la porta della morgue viene chiusa a chiave.
 
L’infermiere torna a casa, dove una moglie stanca e spettinata gli fa un cenno di saluto.
“Tutto bene? “ gli chiede, piu’ per abitudine che per reale interesse, mentre lui toglie il soprabito intriso di pioggia.
“Il solito. Si impasticcano e poi si vanno a schiantare da qualche parte. Oggi e’ arrivata una di quelle modelle famose, domani sara’ sui giornali. Come? No, sai, sono un po’ tutte uguali, e poi non ricordo come si chiama.“
 
Eulalia, travestita da impermeabile, ha visto e sentito tutto.
Ora e’ appesa in anticamera, a lasciar sgocciolare lacrime per una persona di cui neppure lei, chissa’ perche’, riesce ricordare il nome.
by soffiodimaggio | commenti (25) | commenti (25)(popup)
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martedì, 18 settembre 2007,16:50

la costa si allontana

La tramontana soffia spazzando l’affollato ponte di poppa. E’ solo un traghetto ma l’atmosfera è quella della partenza di una nave da crociera. Famiglie affacciate al parapetto, adulti ansiosi che trattengono bambini elettrizzati per  il solo fatto di trovarsi a bordo di quella che, per loro, è la nave più grande del mondo. “Papà, questa va anche in America?” chiede un bambino. Suo padre mi guarda e non so se si stia divertendo o mostri segni di insofferenza per questa prima domanda. La mia macchina fotografica continua a fermare immagini e momenti sotto il mio indaffarato indice. Ogni dettaglio, una scala, il radar, finiscono nella sua memoria e così tento di ingannare il tempo e il piccolo dolore della partenza che mi lacera. Ogni tanto dirigo l’obiettivo verso il porto ed è tristezza. C’è fermento sul ponte di manovra; le gomene risalgono a bordo con lentezza mentre l’acqua si fa schiumosa e in pochi istanti la banchina s’allontana e, con lei il profilo di una città che mi è diventata cara in poco tempo. Il tramonto sul mare è qualcosa di emozionante sempre, cattura lo sguardo con i riflessi dorati del cielo sull’acqua e, mentre l’aria frizzante e salmastra avvolge ogni cosa, ci si sente in pace con il mondo intero e con sé stessi.
Mi lascio cullare da un lieve rollio mentre assaporo quel momento prima di rientrare e sprofondare nella poltrona da cui posso  osservare attorno a me  gruppi di vacanzieri sulla via del ritorno. Il sonno mi viene  in aiuto affinché questo momentaneo distacco si consumi quanto più rapidamente possibile e, prima di cedere alla stanchezza, rivado con la mente a quest’isola che per me sa davvero di casa. Immagino il suo profilo allontanarsi sempre più fino a scomparire sulla linea dell’orizzonte  e sorrido nel  pensare che sono solo in attesa del mio ritorno da lei.
by laltroio | commenti (3) | commenti (3)(popup)
Link | categoria:rinascita
venerdì, 14 settembre 2007,17:26

Trascinava stancamente i lunghi testicoli sul pavimento. Ogni tanto doveva stare attento a non pestare quello sinistro che era pure dolorante, oltre che gonfio. S'era stufato parecchio. S'alzava ora da quattro ore di video. Programmi abbastanza interessanti, in verità. I sedici minuti sulle formiche erano stati uno spettacolo. Gli era persino sembrato che una palla si fosse ritratta un pochetto. Muah. Impressione. Forse era il formato video che lo stufava. Troppo regolare. Guttemberg. L'occhio, la visione si rettangolizzzava. Mentre le gonadi, effetto non ancora legittimato da una adeguata bibliografia, si dilatavano. La curva per entrare in cucina era abbastanza fastidiosa, curvava a sinistra, per l'appunto, e con la miopia che si ritrovava e i movimenti pesanti ed i riflessi istupiditi rischiava grosso. Aprì il frigorifero. Lo sportello cominciava a strisciare e ad essere pesante da muovere. Ci sarebbe voluta una rondella, una registrazione della cerniera. Qualcosa che certe persone sanno fare. Come se avessero voglia di farla. Nella penombra - la lucetta era morta da parecchio -come avevano fatto ad inventarselo, quello sportellino, in un angolo - sbiadiva un gambo di sedano. Sulla stessa tonalità andava virando un formaggio cremoso di qualche tempo prima, di qualche tempo prima quand'era candido e suggeriva ancora una certa salute dello stomaco. Un'aria di freschezza. Arrivare alla porta-finestra non era il caso. Tanto meno aprirla. C'erano dei rumori curiosi che venivano da fuori. Ma poi perchè, curiosi? Meglio starsene al calduccio. C'era un bel calduccio in effetti. Spifferi no di certo. Almeno in questa stanza. Dalla finestra del bagno, invece,  all'altezza della base inferiore filtrava uno spiffero sempre freddo. Neppure i rotoli di carta igienica messi davanti lo fermavano. Per fortuna piegandosi un po' uno sopportava. Questa cosa gli dispiaceva. Gli sarebbe piaciuto, quando si lavava, non sentire quello spiffero. Sarebbe stato bello, dopo tanto tempo che sentiva i suoi odori e si faceva un bel bagno, non sentire quello spiffero.

Si risedette. Sbuffò.
 

by PAPPINA | commenti (6) | commenti (6)(popup)
Link | categoria:mille e una pappa
mercoledì, 12 settembre 2007,12:56

Su un promontorio scosceso, dominato da quel selvaggio disordine cercavamo i gradini di pietra di un antica mulattiera. Le nuvole gettavano ombra ad intervalli brevi lasciando un fresco respiro tra i rumori del prato. Era una casa modesta nascosta nel verde, tra palme e tombe romane incustodite, ma la sua posizione fiera abbracciava un orizzonte movimentato di montagne che dolcemente si immergono nell’acqua. Avevamo tutti quella piacevole sensazione di stare in un posto protetto, nascosto da tutto e rivolto verso il sole. Quell’odore di muffa e il salnitro fiorito sulle pareti mi faceva pensare a un momento armoniosamente violato, era facile trovare il proprio angolo, e ognuno di noi sembrava averlo catturato istintivamente. Tutto quello che succedeva sembrava racchiuso come da una parentesi magica e io mi sentivo piacevolmente a mio agio rispetto a una condizione così insolita. Loro erano in una predisposizione speciale, di quelle situazioni dove ti lasci andare piacevolmente invischiato in quella dolcezza così spontanea. Mi sentivo circondato di attenzioni, quei gesti squisitamente femminili, quel modo di manifestare il proprio carattere così diverso tra di loro mi faceva sentire beato. Sdraiati al sole accarezzavo i corpi nudi senza chiedermi di chi fossero, e aggrovigliati nel desiderio come rami di edera attorno a un tronco d’albero ci lasciavamo trasportare da questo senso di pace. Condividere i rituali che spesso si compiono senza nemmeno rendersene conto acquistava un valore diverso nel farli insieme, un divertente modo di ritrovarsi nella quotidianità. Pensavo che forse un impulso di gelosia avrebbe smontato quel delicato equilibrio, ma a loro andava bene così continuando a giocare amalgamandosi in quel comune senso di trasgressione.
by miskin | commenti (4) | commenti (4)(popup)
Link | categoria:scritto nel sottosuolo
venerdì, 07 settembre 2007,11:31

Milano.Mi manca la pioggia calda di fine stagione. Questo è il mio pensiero  prima di prendere il tram 3.

Dietro di me sale un ragazzo. E’ alto. Indossa pantaloni  verdi acido e calze rosa. Fissa la mia collana di HelloKitty.

Adoro le cose di gomma,  dice piano per non farsi sentire dagli altri.

Come? Domando per non fraintendere.

Si le cose di gomma, mentre lo ripete apre lo zaino che porta sulle spalle. Vi estrae una cintura di papere di gomma che si chiude in vita, i setti nani e un cuore rosso. L’interno dello zaino è pieno di altre papere gommose.

E’ opera mia,  dice orgoglioso indicandomi la cintura.

È buffa. Teneramente sola.Vorrei morderla.

Il ragazzo si appoggia al palo dei sedili e volteggia come una ballerina di carrilon.

Ogni viaggiatore lo guarda sbigottito. Un po’ anche io. Lo ammetto.

Mi fissa negli occhi.

Il mondo della gomma è la porta d’accesso alla fantasia più morbida,  sussurra tre volte.

Lo so,  rispondo. Anche le parole possono esserlo.

Se mi regali il Tuo ciondolo esaudirò un Tuo desiderio,posso farlo, aggiunge serio.

Come resistere?

 

by stella2682 | commenti (11) | commenti (11)(popup)
Link | categoria:milano
lunedì, 03 settembre 2007,19:08
La me-di-ieri
Sfoglio un vecchio libro del liceo. Riconosco la scrittura infantile, la mano tremante della me-di-ieri:
 
 
Una piccola nube
 
al tramonto
 
si scioglie nel cielo,
 
sfaldata dal vento.
 
Nel mio ricordo
 
è tutta frastagliata
 
nelle briciole
 
di un sogno lontano,
 
di amore
 
 
La mia poesia pseudo-ungarettiana (lo dimostra la pagina del manuale in cui l’avevo annotata, sotto quei soldati che cadono ormai da un tempo eterno, come le foglie in autunno). La mia poesia “d’amore”, scritta nell’età in cui l’AMORE si confonde facilmente con l’eccitazione, il colpo di fulmine, l’amicizia, la “cotta”. Scritta dopo la prima telefonata del ragazzino che “mi piaceva”, ricevuta sul terrazzo di casa, con quella nuvola sopra la testa. Una cosa però me la riconosco, nella tenera ingenuità di allora. Avevo capito che l’amore ti fa sembrare tutto importante. Persino un istante, persino una nuvola.
 
by Lallylake | commenti (2) | commenti (2)(popup)
Link | categoria:le onde della breva