Mentre rovistavo nella solita bancarella, ho visto un libro, abbastanza vecchio da avere le pagine ingiallite e la copertina sbiadita. Non so perchè mi ha attirato più degli altri e senza nemmeno leggerne il titolo, l’ho preso. Non ho resistito e ho cominciato a sfogliarlo. Immediatamente tra le dita ho sentito una pagina più spessa delle altre, e aprendo con cautela ho notato che, inserita in quel punto, c’era una lettera scritta a mano, in bella calligrafia, di quella che si insegnava tempo fa. Con delicatezza la stacco dalla pagina cui era ormai quasi incollata e ho cominicato a leggere.
Scusa. Non posso parlare ad alta voce. Posso solo scrivere e le mie parole saranno solo un sussurro, leggere quanto la carezza dell’inchiostro sulla carta.
E di farti le mie scuse. Perchè io e te non ci conosceremo mai. Tu non esisti.
Sei solo nei miei pensieri. Ma questo non vuol dire che tu non possa essere anche qui da qualche parte ad ascoltare, guardare, leggere.
Ascolta: la senti, ora? La mia anima. La quiete di uno specchio d’acqua, immobile, piatto.
Ma non è sempre così. Ci sono momenti in cui ricordi, paure, pensieri appuntiti come aghi mi trafiggono e allora fuggo, ma non arrivo mai da nessuna parte, come in un labirinto. Ecco, mi viene in mente una storia, una storia che ho sentito molto tempo fa. Una storia accaduta forse qui, forse in un altro mondo, lontano nel tempo e nello spazio. Parlava di una città-labirinto dove uomini e donne vivevano tutta la loro vita. Non gli era proibito lasciare il labirinto, solo che uscirne non era cosa da poco. Infatti le leggi cui sottostavano gli abitanti erano paradossali quanto immutabili, tra le quali la più importante diceva: Solo chi lascia il Labirinto può essere felice, ma soltanto chi è felice può uscirne (*). E le persone veramente felici sono molto rare, bambina mia.
E’ con questo paradosso che mi trovo a fare i conti ogni singolo giorno della mia vita.
Non so se tu, in un improbabile futuro, farai parte davvero della mia vita, o se resterai solo una mia fantasia.
Quello che so è che finchè potrò decidere, io non ti cercherò.
Quello che so è che ti amerò, anche se rimarrai un’ombra nel buio, fiato nella nebbia, unico pensiero sano in una mente folle.
Con ancora la lettera tra le mani e l'eco delle parole appena lette nella testa, ho preso il cellulare e senza perder tempo dietro a stupidi ragionamenti che troppo spesso frenano le mie emozioni, ho scritto quelle semplici, e per me, tanto complicate parole che dico sempre troppo poco:
Ti voglio bene.
Invia a: mamma




