LONTANO
(dedicato ad Anneheche)
Non ti piace, eh?
Lo so cosa vuoi. Tu vuoi solo chicchi croccanti di melograno, sotto i denti.
E il succo che esce e sbava e ti colora il colletto, dopo aver colorato le labbra.
Sangue e latte.
Sangue e latte.
E forse un nastro di raso blu.
Peccato che io stia per morire. Non tutto. Una parte di me sta per andarsene, una parte che assorbirà il resto.
Devo andarmene un po’ lassù, tra le stelle. In un posto solido come un gas immobile. E’ un posto dove arriva solo qualche canzone, solo qualche accordo, le altre cose, anche le parole, anche le mani, fanno fatica ad entrare. Se mai ci riescono.
E poi non lo so.
Non lo so se tornerò. Se tornerò ad avere quei sorrisi che t’incantavano, e quegli occhi che tu dicevi non vedere quando finissero. Non erano loro a non finire, in realtà. In realtà cercavano, spingevano, grattavano come una talpa e meno male che avevi un’anima profonda. Feconda. Nei miei occhi vedevi solo quello che trovavo e prendevo, senza ritegno, in te.
Ma sì, ma sì che tornerò. Tutto deve finire bene, no?
Come l’inverno, come la crosta dura e ghiacciata, quella che insieme abbiamo letto tante volte, e abbiamo accarezzato con gli occhi di vetro, ecco, come quella cosa che ti sta di fronte solo per sbatterci contro, se hai voglia di romperti la faccia, ecco, come quella cosa, anche quella cosa, anche quella cosa deve avere qualcos’altro sotto.
Sangue e latte.
E un nastro di raso blu.
Sono tra le stelle. Queste sono chicchi d’argento. Il nastro blu è un lago e i chicchi d’argento sono i pesci e io ci sto dentro, come un’alga strappata che la corrente dei colpi di coda tiene bassa.Oh, lo vedessi il tuo latte. Potessi vedere il bianco e i disegni che il sangue versato ci fa dentro. Un goccio di vita. Lasciami stare. Tanto non c’è. Lasciami stare.
E però mi dispiace che la tua voce muoia, qui in fondo. Mi dispiace che l’eco s’anneghi in queste molecole dense. Così dense fitte e forti.
Uscirò,
uscirò lo giuro.



