Ultimate Papp’s Woman Cooking Method
Uno non si stancherebbe mai di mangiare la Donna. Ma “mangiare”, come termine, mi sembra fuori luogo. Gustare, gustare è il termine più adatto. E in quanto dilettuoso dell’argomento, mi permetto di dare il mio piccolo e modesto contributo, a fronte di più alti e meritori scritti. Il benevolo lettore comprenderà l’animo della trattazione. A gran voce si chiede un corrispondente scritto sul Maschio, di cui io però confesso l’inesperienza. Ben vengano i preziosi contributi.
Della donna, mi si perdoni la citazione, non si butta via nulla. Ma ci sono cose assolutamente da fare, se si vuole per l’appunto gustare il meglio di questo superbo rappresentante del Regno Animale.
La testa.
La testa è un pezzo particolare della Donna. Delle cervella c’è chi dice che sanno d’anitra, ma non sono d’accordo. Il fatto è che è un organo estremamente coriaceo e quindi abbisogna di un lungo periodo a marinare. E nonostante ciò potrebbe non bastare. In parecchi esemplari l’unica cosa da farsi è masticarlo e mandarlo giù, come fosse un nervetto, fosse pure per il solo gusto di suggerne il sapore. E state tranquilli che sarete ripagati: nulla a che fare col sapore piatto e monotono del cervello del Maschio.
In Natura la pelle della faccia della Donna assorbe una quantità indicibile di creme, lozioni, unguenti, pigmenti e cosmetici vari, il tutto per i meccanismi riproduttivi. Sarà perciò bene trattare adeguatamente la parte con bagni e risciacqui dell’acqua di ammollo.
Se avete la fortuna di avere una testa col collo, assicuratevi di togliere le corde vocali, unica parte veramente indigesta della Donna.
Il cuore.
Il cuore è un organo a sorpresa. Potrebbe infatti contenere una grande quantità di tossine e quindi risultare venefico, oppure essere di una purezza sconfinata. Meglio cautelarsi, dato che esteriormente non è dato conoscere le condizioni di questo muscolo. E meglio servirsene a pranzo, quando il corpo e la mente sono più reattivi. A cena, per chi vuole rischiare, si aprono le porte o di una nottata in bianco o del paradiso.
Glutei & co.
Qui si entra in un territorio dove il gusto personale la fa meramente da padrone. Alcuni trovano il consumare certe parti del corpo semplicemente improponibile. Alcuni invece impazziscono proprio a ragione della rustichezza della cosa. Come per il musetto del maiale, o la lingua col bagnetto: tutte specialità che sono giudicate prelibatezze o cibi intoccabili.
Il “Ciciaron”, detto alla Cremonese, ossia il Chiacchierone, date alcune sue performance universalmente riconosciute, va consumato come Natura crea. Così com’è va bene, comunque esso sia.
L’”Origine del mondo”, come la dipinse Courbet, può anch’essa consumarsi come cruditè. Pure sulla griglia va benissimo, dato che il fuoco, ma che sia di tronchi ben scelti, ne esalta le caratteristiche organolettiche.
L’unica cosa da non farsi è il lesso, per evitare che i tessuti perdono quella tonicità tanto ricercata.
Il dorso, costine, et similia.
Queste parti vanno fatte frollare con lunghi massaggi e olii balsamici. Come il Polpo va “arricciato”, Puglia docet, in modo da annullarne l’eccessiva tensione, così la schiena ed il ventre vanno accuratamente accarezzati per farli sciogliere e prepararli ad un magnifico incontro con l’assaggiatore.
Gambe e piedi.
Queste appendici vanno trattate alla stregua dei frutti di mare. Fresche e profumate, si possono prendere così, oppure con un velo di agro. Si crede che dette propaggini vadano passate sulla fiamma per evitare di incappare nella peluria, ma esperienza insegna che è la stessa Donna, quasi presaga del suo destino, che provvede ossessivamente all’eliminazione della stessa. Quindi, a meno di rare sorprese, si può andare sul sicuro.
Mammelle.
Fortunatamente la Donna offre al palato mammelle di varie dimensioni e turgore. Negli esemplari più giovani la mammella rende alla masticazione una sana consistenza che si perde via via che l’esemplare invecchia. Alcuni allevatori, per ovviare a questo inconveniente inseriscono delle protesi per dare all’organo le sembianze adatte ad ingannare l’inesperto avventore. Ma, lasciatevelo dire: è proprio perché l’occhio vuole la sua parte che queste protesi fanno sorridere. Anche la Mammella morbida, che pare voglia riposare sul ventre, ha un fascino indiscutibile e per ciò stesso spesso costituisce la delizia di chi le si avvicina. Frollare con latte con massima cura senza dimenticare alcun centimetro di pelle. Oltre questo limite, la Mammella può essere gustata come un fico secco, e, ancora più avanti, come le Romane mosciarelle.
Pezzo intero.
C’è una Donna che può essere consumata intera. Stesa sulla tavola imbandita si può ricoprire a scelta delle cibarie preferite: spaghetti al pomodoro, frutta esotica, verdura (in questo caso con un filo d’olio extravergine d’oliva), purchè ci sia un minimo di sugo per accompagnare il tutto. Alcune Donne potrebbero non accompagnarsi volentieri con questi abbinamenti, meglio optare allora per panna montata, lamponi e un sano Spumante italiano.
La Donna brasata.
In ogni caso, qualunque pezzo vogliate della Donna, brasatela e non sbaglierete. La cottura lenta, a fuoco continuo e sostenuto, con un buon vino, promette meraviglie anche a cuochi inesperti. La fiamma rapida e vivace, invece, è un’arma a doppio taglio. Come dice la bionda Albione, un buon pranzo si giudica quattro ore dopo. La Donna brulè, a la flame, è gustosa al momento, ma evaporano presto tutti i sentori, gli afrori e gli umori e nel ricordo potrebbe dispiacere di aver sciupato così l’occasione di un pezzo unico.
Conclusioni.
Sappiate che quando gustate una Donna, avete davanti un piatto ricco, da stomaci forti. Se siete gastricamente deboli, vi conviene evitare, potreste avervene a pentire. Quasi sempre, infatti, la Donna, lascia effetti devastanti sul fegato del consumatore e peggiora pregressi problemi quali coliti, gastriti, ecc.
I diabetici dovrebbero consumare preferibilmente esemplari di una certa età, che non si siano accoppiati da qualche tempo, così si evitano il problema di trovare dolcezza eccessiva nelle carni, cosa peraltro assai rara.